Battaglia in Libia, l'Interpol spicca un'allerta per Gheddafi
Si combatte nella roccaforte del Raìs. Cinquanta morti a Zawiyah. Il figlio del colonnello: Non permetteremo ai miliziani di controllare Brega. Intercettata nave con 117 milioni di euro diretta in Libia
L'Interpol ha spiccato un'allerta per Muammar Gheddafi, una procedura che prevede una serrata attenzione delle polizie degli stati membri sui movimenti personali e degli asset economici del Colonnello libico. Non si tratta di un mandato di cattura ma potrebbe essere una mossa che lo precede.
In Libia lo scontro tra la forze del regime e ribelli continua con un'escalation di violenza e vittime. Più di 50 persone sarebbero rimaste uccise e 300 ferite negli scontri scoppiati oggi tra i rivoltosi e le forze libiche nella città di al Zawiyah, situata a una cinquantina di chilometri a ovest di Tripoli, secondo al Jazeera. Nell'Est della Libia continuano i raid aerei dell'aviazione di Tripoli, e la frontiera con la Tunisia è controllata dalle "forze fedeli a Muammar Gheddafi, pesantemente armate" secondo quanto confermato dall'Alto commissariato Onu per i Rifugiati. Mentre sono stati avvertiti bombardamenti intensi e raffiche d'artiglieria anche a Ras Lanouf, una delle roccaforti di Muammar Gheddafi in Libia e secondo terminal petrolifero del Paese dopo Brega. Nella capitale scontri fra un centinaio di manifestanti che scandivano slogan contro il leader libico Muammar Gheddafi e le forze dell'ordine dopo la preghiera.
Dall'Italia intanto, nell'imminenza della partenza della missione umanitaria italiana, il presidente della Repubblica Napolitano ha invitato il leader libico a mettere fine a qualsiasi azione militare.
L'aviazione libica ha ripreso a martellare le postazioni dei ribelli. Un aereo ha lanciato un attacco contro una base militare controllata dai rivoltosi ad Ajdabiya, nell'est del Paese, senza colpirla. Anche la città di Brega è stata nuovamente bombardata. In un'intervista a Sky News, Saif al Islam, secondogenito del leader libico Muammar Gheddafi, ha dichiarato che "le bombe servono solo a costringere i ribelli a ritirarsi", sottolineando che il regime farà di tutto per riconquistare il controllo del porto. "E' l'hub libico per petrolio e gas - ha spiegato - tutti noi mangiamo e viviamo grazie a Brega. Senza Brega, sei milioni di persone non hanno futuro, perchè esportiamo tutto il nostro greggio da lì".
Una nave con 117 milioni di euro in valuta libica, destinati alla Libia, è stata intercettata due giorni fa da una nave britannica e scortata fino ad un porto
inglese. Lo ha annunciato oggi il ministero dell'Interno britannico.
E ieri il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato di aver approvato l'impiego di apparecchi dell'aviazione militare statunitense per sgomberare parte dei cittadini egiziani fuggiti dalla Libia. "Il mondo intero continua a essere indignato per la violenza rivoltante contro il popolo libico" ha detto durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. "La violenza deve cessare. Muammar Gheddafi ha perso la legittimità a governare e deve andarsene". Sulla stessa linea l'opposizione libica che controlla Bengasi. I ribelli hanno fatto sapere che non vogliono negoziare con il regime di Tripoli fino a quando Muammar Gheddafi non lascerà la guida del Paese. A una mediazione pensano invece altre forze. La Lega Araba sta valutando da parte sua la proposta di mediazione internazionale alla crisi politica avanzata dal presidente venezuelano Hugo Chavez, rifiutata però "categoricamente" dall'opposizione.
Da Roma infine, mentre è tutto pronto per il via alla missione umanitaria deliberata dal Consiglio dei ministri con la nave che salpa dal porto di Catania, il titolare degli Esteri Franco Frattini ha invitato a non parlare con "leggerezza" di opzione militare. (TMNews)