Chiusano e la tradizione ancestrale della cattura dell'orso.

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CHIUSANO E LA TRADIZIONE ANCESTRALE DELLA CATTURA DELL’ORSO.

 

CHIUSANO SAN DOMENICO.  Spesso la frenesia del vivere moderno, porta all’oblio delle proprie radici. Antiche tradizioni, usanze e cerimoniali di piazza sono ora sostituite da discoteche, eventi commerciali e ricorrenze importate da altri paesi. Nulla di male. Nel secolo della globalizzazione è giusto adeguarsi e guardare al futuro. Tutto questo però dovrebbe servire ad una maggiore conoscenza di ciò che avviene fuori dai nostri confini, e non a favorire lo sterile consumismo limitato a un breve periodo. Per comprendere usi e costumi altrui, bisogna conoscere se stessi. Effettivamente sono pochi gli interessati al magnifico mondo del folklore regionale. In Campania si ha una vasta gamma di scelta: Si parte dalle semplici feste di piazza ai più articolati cerimoniali religiosi. Ogni ricorrenza ha caratteristiche diverse, per usanze, danze e musiche; annoiarsi è veramente difficile. Partecipare a simili manifestazioni, dovrebbe essere una sorta di obbligo morale per non perdere la nostra identità. Amare e risolvere i problemi del nostro paese, rimarrà solo un sogno se non ne conosciamo la storia, se non compenetriamo nelle nostre origini.

Per questo motivo, ho deciso di partecipare ad uno dei più caratteristici eventi del mese di febbraio: “La cattura dell’orso” di Chiusano San Domenico. 

L’orso (in realtà un uomo mascherato) riporta ad antiche credenze totemiche, reminiscenza di riti celtici e dei saturnali romani. L’animale incatenato, beffeggiato da dodici cacciatori, i quali rappresentano i dodici mesi dell’anno, riproduce nella metafora del ballo, la vittoria del bene sul male, della primavera sulla stagione invernale, il ritorno della luce e la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Il 6 febbraio di ogni anno, l’orso si risveglia dal letargo, esce dalla tana per vedere com’è il tempo e valutare se sia o no il caso di mettere il naso fuori, per poi essere catturato e portato in processione per le vie del paese. In questo modo la festa da occasione a pronostici sull’inizio della primavera. Al rito rurale dell’orso, si è sovrapposto il rito cristiano della benedizione delle candele introdotta dal clero nel secolo IX-X. La candela, nella tradizione cristiana è simbolo di Cristo e quindi “luce per illuminare le genti”.

Quest’anno la processione è iniziata alle ore 15.00 per poi terminare alle ore19.00 in Piazza Dante. L’evento ha destato l’interesse di stampa e Tv locali, ma soprattutto ha raccolto persone di ogni età, in un momento di grande coesione. Per un attimo mi sono sentito parte di un mondo antico, lontano da tutto ciò che è artefatto. Vicino ad una realtà fatta di volti e sorrisi puri, sono regredito ad uno stato di totale empatia verso un mondo semplice che nel 2011 conserva con orgoglio, le tracce di ciò che eravamo.

 

Mirko Galante       

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